Una strada di montagna conduce a un piccolo borgo dove il silenzio, la devozione e il paesaggio si incontrano a oltre 1.500 metri. San Pellegrino in Alpe è una meta particolare per chi ama chiese storiche, antichi percorsi di pellegrinaggio e soggiorni lontani dal turismo frettoloso, ma conviene conoscerne bene posizione, accessi e condizioni stagionali prima di partire.
Un santuario d’alta quota tra storia, natura e raccoglimento
- Quota di circa 1.525 metri, sul crinale dell’Appennino tosco-emiliano.
- Santuario dedicato ai santi Pellegrino e Bianco, con reliquie e un tempietto rinascimentale.
- Confine amministrativo singolare tra Castiglione di Garfagnana, in Toscana, e Frassinoro, in Emilia-Romagna.
- Museo etnografico ospitato nell’antico ospitale medievale, con ingresso da 2,50 euro nel periodo estivo 2026.
- Periodo migliore tra tarda primavera e autunno, mentre in inverno neve e ghiaccio possono complicare l’accesso.

Dove si trova e perché il borgo è così particolare
La località si trova in Garfagnana, sul versante toscano dell’Appennino tosco-emiliano, vicino al Passo delle Radici. È importante chiarire un equivoco frequente: San Pellegrino in Alpe non si trova propriamente nelle Alpi Apuane, anche se dalle sue alture si possono ammirare la Garfagnana e il profilo apuano.
A circa 1.525 metri di quota, il borgo è generalmente indicato come il centro abitato più alto dell’Appennino. La sua posizione è insolita anche dal punto di vista amministrativo: una parte appartiene al comune toscano di Castiglione di Garfagnana, mentre un’altra è legata a Frassinoro, in provincia di Modena, formando una piccola enclave emiliana in territorio toscano.
Io trovo che questa divisione renda il luogo ancora più interessante, perché qui il confine non è un concetto astratto. Si percepisce nella storia, nei percorsi e nel modo in cui Toscana ed Emilia hanno condiviso per secoli pellegrini, commerci e devozioni.
Il santuario racconta una storia più antica del borgo
Il cuore della località è il Santuario dei Santi Pellegrino e Bianco, legato al culto di due eremiti venerati da secoli lungo l’Appennino. La prima testimonianza documentaria del luogo risale al 1110, anche se l’origine del culto e dell’ospitalità per i viandanti potrebbe essere precedente.
Secondo la tradizione, Pellegrino era un uomo di stirpe nobile che rinunciò ai privilegi terreni per vivere da eremita. Bianco sarebbe stato il suo compagno di vita religiosa. La distinzione tra leggenda e documento è importante, ma non toglie fascino alla vicenda: proprio queste storie hanno trasformato il santuario in una meta di pellegrinaggio tra Toscana ed Emilia.
All’interno meritano attenzione le reliquie dei due santi e il tempietto sepolcrale attribuito a Matteo Civitali, datato al 1484. Non è una chiesa monumentale nel senso classico del termine. La sua forza sta piuttosto nel rapporto tra l’edificio, la quota elevata e la memoria dei viaggiatori che vi arrivavano dopo giornate di cammino.
Il santuario va visitato con rispetto, soprattutto durante le celebrazioni. Gli orari possono cambiare in base al calendario liturgico e alla stagione, quindi per una visita organizzata consiglio di verificare prima le aperture e le messe presso la comunità locale.
Cosa vedere oltre alla chiesa
L’antico ospitale medievale
Accanto al santuario si trova l’antico ospitale di San Pellegrino, struttura nata per offrire assistenza e ricovero a pellegrini e viandanti. Oggi ospita il Museo Etnografico Don Luigi Pellegrini, una tappa preziosa per capire quanto fosse dura e ingegnosa la vita nelle montagne della Valle del Serchio.
Il percorso comprende 14 sale dedicate alla casa rurale, alla panificazione, alla filatura, alla tessitura, alla lavorazione del latte e agli antichi mestieri. A mio parere, il museo completa la visita religiosa: il santuario racconta la dimensione spirituale del viaggio, mentre gli oggetti mostrano la fatica quotidiana delle comunità che vivevano quassù.
Il museo e gli orari estivi
Per l’estate 2026, il museo è indicato come aperto da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 13.30 e dalle 14.00 alle 17.00, con chiusura il lunedì. Il biglietto intero costa 2,50 euro, il ridotto 1,50 euro; l’ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni. Fuori dal periodo estivo è prudente controllare sempre gli aggiornamenti, perché gli orari possono essere ridotti.
Leggi anche: Castelfiorentino cosa vedere tra arte, borghi e Valdelsa
Il paesaggio dal crinale
Il borgo non richiede un’intera giornata per essere esplorato, ma merita tempo per osservare il paesaggio. Nei pressi passa il sentiero verso il Giro del Diavolo, un grande cumulo di pietre formato nel tempo dai pellegrini che aggiungevano una pietra al percorso.
Non lo considererei soltanto un punto panoramico. È una traccia concreta della devozione popolare e rende visibile il legame tra cammino, fatica e ritualità, un tema che oggi ritroviamo anche nel turismo lento.
Come arrivare senza sottovalutare la montagna
Dal lato toscano si sale dalla Garfagnana passando per Castiglione di Garfagnana. Dal versante emiliano l’accesso più naturale passa invece dal Passo delle Radici. In entrambi i casi l’ultimo tratto è montano, con curve e possibili variazioni delle condizioni stradali.
| Provenienza | Accesso consigliato | Cosa considerare |
|---|---|---|
| Garfagnana e provincia di Lucca | Castiglione di Garfagnana | Strada panoramica e salita impegnativa |
| Modena e Appennino emiliano | Passo delle Radici | Possibili neve e ghiaccio nei mesi freddi |
| Escursionisti | Sentieri del crinale | Servono scarpe adeguate, acqua e tracce aggiornate |
In inverno non partirei senza controllare meteo, neve e viabilità. Il fatto che il paese sia raggiungibile in auto non significa che l’accesso sia sempre semplice: ghiaccio, nebbia e vento possono cambiare rapidamente l’esperienza.
Quando andare e quali escursioni scegliere
La tarda primavera e l’estate sono i periodi più comodi per combinare santuario, museo e passeggiate. L’autunno offre colori splendidi e una maggiore quiete, ma le giornate sono più brevi. In estate, invece, la quota rende il clima piacevole, anche se il sole può essere intenso e i servizi restano quelli di un piccolo centro montano.
Per una visita tranquilla suggerisco di dedicare almeno mezza giornata al borgo. Si può arrivare al mattino, visitare il santuario, entrare nel museo e concludere con una breve camminata nei dintorni. Chi desidera un itinerario più impegnativo può seguire la tappa verso il Lago Santo modenese, lunga circa 14,5 chilometri, con quasi 6 ore di percorrenza e difficoltà classificata EE, cioè per escursionisti esperti.
Non sceglierei quest’ultimo percorso se l’obiettivo è una passeggiata rilassante o se non si ha esperienza su sentieri di crinale. Per il benessere, in questo luogo conta più la qualità del ritmo che la distanza percorsa: camminare lentamente, sostare e ascoltare l’ambiente è spesso più gratificante che inserire troppi punti in un solo programma.
Un luogo da vivere con il giusto atteggiamento
San Pellegrino in Alpe non è una destinazione termale e non offre il comfort di una località turistica strutturata. Il suo valore sta nell’incontro tra spiritualità, montagna e memoria contadina. Chi arriva aspettandosi negozi, attrazioni continue o servizi numerosi potrebbe restare deluso.
Chi invece cerca una pausa autentica troverà un borgo raccolto, un santuario carico di storia e sentieri capaci di rallentare davvero la giornata. Il mio consiglio è semplice: visitare la chiesa con calma, dedicare attenzione al museo e lasciare spazio al paesaggio, senza trasformare una meta di pellegrinaggio in una tappa da consumare in fretta.