Tra le rocce colorate della Lunigiana, gli Stretti di Giaredo offrono un’esperienza diversa dalla classica escursione nei boschi: si cammina nel letto del torrente Gordana, si attraversano pozze d’acqua limpida e si osservano pareti modellate dall’erosione. In questa guida spiego dove si trovano, come arrivare, quale attrezzatura portare, quando andare e se conviene affrontare il percorso da soli o con una guida.
Il canyon toscano da conoscere prima di partire
- Posizione: le gole si trovano in Lunigiana, tra Pontremoli e Zeri.
- Ambiente: il torrente Gordana attraversa una zona protetta di circa 250 ettari.
- Esperienza: si tratta di trekking fluviale, non di canyoning tecnico.
- Periodo migliore: da fine primavera a inizio autunno, controllando sempre il livello dell’acqua.
- Attrezzatura: servono scarpe con buona aderenza, costume, asciugamano e ricambio.
- Guida: l’accesso è libero, ma l’accompagnamento riduce i rischi e semplifica l’organizzazione.

Dove si trovano e perché il paesaggio sorprende
Le gole si trovano nel nord della Toscana, in provincia di Massa-Carrara, nella valle del torrente Gordana. L’area interessa i territori di Pontremoli e Zeri, due località ottime anche come base per scoprire borghi, castelli e sentieri della Lunigiana.
Il percorso attraversa una forra scavata dall’acqua nel corso di migliaia di anni. Le pareti rocciose, in alcuni punti alte oltre 20 metri, mostrano tonalità rossastre, verdi e grigie che cambiano molto in base alla luce e all’umidità.
Il tratto più suggestivo si sviluppa per alcune centinaia di metri, mentre l’area naturale più ampia si estende per circa 250 ettari. La valle rientra nella Zona Speciale di Conservazione “Valle del Torrente Gordana” e nella Riserva MAB UNESCO dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Questa tutela spiega perché il luogo conserva un aspetto selvaggio. Non bisogna però confondere una zona protetta con un parco attrezzato: qui non si trovano passerelle, stabilimenti balneari o un percorso completamente preparato per il turismo di massa.
Come arrivare e affrontare l’ultimo tratto
Il punto di riferimento più comodo è Pontremoli, raggiungibile anche dall’autostrada della Cisa. Da qui si segue la viabilità provinciale verso Zeri e si cerca l’accesso alla strada di Vallunga, seguendo con attenzione la segnaletica locale e le indicazioni aggiornate.
L’ultimo tratto non va percorso in automobile. La strada sterrata di avvicinamento deve essere affrontata a piedi, lasciando il veicolo prima dell’inizio del fondo non asfaltato e senza occupare accessi privati o terreni coltivati.
In estate il problema principale non è tanto la distanza, quanto l’affollamento. I posti auto possono esaurirsi rapidamente, perciò io preferisco arrivare presto, soprattutto nei fine settimana di luglio e agosto.
È utile scaricare una mappa offline e non affidarsi soltanto al navigatore. In una valle stretta la copertura telefonica può essere discontinua e il percorso verso l’acqua non sempre appare evidente a chi visita la zona per la prima volta.
Meglio andare da soli o scegliere una guida
L’accesso al canyon è libero e l’escursione può essere organizzata anche in autonomia. La libertà, però, non significa che il percorso sia banale: bisogna valutare il meteo, il livello del torrente, la propria sicurezza sull’acqua e la capacità di orientarsi su rocce bagnate.
| Opzione | Durata indicativa | Impegno | Costo indicativo |
|---|---|---|---|
| Visita autonoma | Variabile | Dipende da acqua, terreno ed esperienza | Accesso libero, escluse eventuali spese di viaggio |
| Trekking fluviale guidato | Circa 5 ore | Medio-facile | 40 € adulti, 25 € bambini nei periodi estivi indicati |
| Escursione naturalistica guidata | Circa 4 ore | Media | 20 € adulti, 10 € bambini |
Le proposte guidate pubblicate per il 2026 includono, a seconda dell’itinerario, accompagnamento, assicurazione e attrezzatura come casco, muta e giubbotto salvagente. La prenotazione è generalmente obbligatoria e alcune attività partono solo al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti.
La differenza più importante riguarda il tipo di esperienza. Il trekking fluviale entra davvero nell’acqua e può richiedere di nuotare in alcune pozze; l’escursione naturalistica segue più sentieri e limita la parte acquatica. Per una prima visita o per una famiglia, questa distinzione conta più del prezzo.
Io sceglierei la guida per gruppi con bambini, persone poco abituate ai torrenti o visitatori che desiderano capire la geologia e la biodiversità del luogo. Chi decide di procedere da solo dovrebbe evitare di imitare automaticamente i percorsi visti sui social, spesso ripresi in condizioni diverse da quelle del giorno della visita.
Cosa portare e quali rischi considerare
Il fondo è irregolare, scivoloso e composto da ciottoli levigati dall’acqua. Le scarpe da trekking o sportive con suola grip sono molto più adatte di sandali, scarpe lisce o scarpette da scoglio.
- costume da bagno e asciugamano;
- calze e un cambio completo di vestiti;
- zaino piccolo con acqua e cibo;
- sacca impermeabile per telefono e documenti;
- casco e dispositivi di galleggiamento, se richiesti dall’itinerario;
- crema solare e un capo leggero per i tratti più freschi.
Il pericolo maggiore è il cambiamento improvviso delle condizioni del torrente. Piogge anche lontane possono far aumentare la portata dell’acqua, mentre le rocce bagnate rendono più facile perdere l’equilibrio. In caso di temporali recenti, acqua torbida o corrente più forte del normale, la scelta corretta è rimandare.
Per il trekking fluviale organizzato è indispensabile saper nuotare. I bambini possono essere ammessi a partire dai 6 anni in alcune formule guidate, ma l’età minima non sostituisce la valutazione delle capacità individuali.
Non porterei passeggini, scarponi pesanti inadatti all’acqua o zaini voluminosi. Anche gli oggetti lasciati sulle rocce possono essere trascinati dalla corrente, quindi tutto ciò che non serve va tenuto in una custodia impermeabile o lasciato a valle in un luogo sicuro.
Quando andare per godersi davvero le gole
Il periodo più piacevole va in genere da fine maggio a settembre, quando le temperature rendono più tollerabile entrare nell’acqua. Giugno e settembre sono spesso il compromesso migliore tra condizioni gradevoli e minore affollamento rispetto al cuore dell’estate.
Luglio e agosto offrono giornate lunghe e acqua invitante, ma sono anche i mesi più affollati. Se desidero fotografare le pareti con calma, preferisco le prime ore del mattino e i giorni feriali, evitando le fasce centrali dei weekend.
La primavera può regalare una vegetazione molto ricca, ma il torrente può essere più freddo e voluminoso. In autunno il paesaggio diventa interessante per i colori del bosco, mentre le escursioni in acqua dipendono ancora di più da piogge, temperatura e organizzazione locale.
Prima di partire controllerei sempre le previsioni sulle precipitazioni, eventuali avvisi dell’organizzatore e le condizioni di accesso. Il calendario di una visita guidata non garantisce che il percorso sia praticabile: il livello dell’acqua resta il fattore decisivo.
Come trasformare la visita in una giornata di benessere
Il canyon merita almeno mezza giornata, ma può diventare il centro di un itinerario più lento in Lunigiana. Dopo l’escursione si può rientrare verso Pontremoli per una passeggiata nel centro storico, una visita al castello o una pausa gastronomica basata sui prodotti locali.
La parte più appagante, secondo me, non è soltanto il bagno nelle pozze turchesi. È il cambio di ritmo: per alcune ore si cammina senza rumore di automobili, si osserva la roccia da vicino e si accetta che il torrente imponga tempi e prudenza.
Porterei via con me soltanto fotografie e nessun ricordo naturale. Non raccogliere pietre, non lasciare rifiuti e non usare saponi nell’acqua sono gesti semplici, ma in un ambiente fragile fanno una differenza concreta.
La scelta migliore resta quindi proporzionata alla propria esperienza. Con acqua stabile, calzature adeguate e una guida quando serve, questa forra può offrire una delle esperienze naturalistiche più originali della Toscana, intensa senza richiedere necessariamente competenze alpinistiche.